missioni in tibet
- tibet.
la prima visita a lhasa, tibet, è stata seguita dal dr palden, medico specialista in medicina interna, che ci è stato di aiuto come traduttore e ha presentato interplast italy alle autorità locali. il team era composto dal dott. paolo g. morselli, chirurgo plastico, il dott. michael diamant, anestesista, arlene samen, infermiera, margrit elliot, strumentista.

in tibet non esisteva un servizio di chirurgia plastica ricostruttiva, solo pochi interventi venivano eseguiti da chirurghi ortopedici e da chirurghi odontoiatri. il primo centro visitato è stato il first people's hospital, uno dei più grandi ospedali di lhasa: quattrocento posti letto sistemati in un vecchio edificio.
quando è stata presentata la nostra organizzazione ai medici di tutti gli ospedali di lhasa, alle autorità e agli studenti in medicina, erano presenti più di duecento persone. la lezione ha permesso di illustrare la filosofia di interplast e attraverso l'uso di diapositive sono stati messi in evidenza i casi clinici da noi trattati, spiegando l'attività svolta nei vari paesi visitati in passato.

a seguito di vari incontri con le autorità dell' ospedale e con il rappresentante del ministro della sanità abbiamo ottenuto l'invito ufficiale a ritornare e a costruire un progetto a lungo termine in questo ospedale.
il secondo ospedale che è stato visitato è stato il "traditional tibet medicine hospital": duecentocinquanta posti letto e un programma orientato verso la medicina interna.
la terza visita è stata al "municipal hospital", con duecento-duecentocinquanta posti letto.attualmente i team di interplast italy hanno visitato sistematicamente il municipal hospital operando più di 600 pazienti provenenti dalle aree rurali. i pazienti vengono selezionati da medici locali, inseriti nel tessuto della periferia, con il coordinamento dei medici di interplast.

due giovani medici tibetani sono entrati in un programma di apprendimento di chirurgia plastica ricostruttiva, questo permetterà in un prossimo futuro di essere in grado di effettuare gli interventi di prima necessità. grazie ad eventuali sponsorizzazioni sarà possibile portare i giovani medici in europa al fine di completare la loro formazione professionale.
la nostra attività continuerà in modo sistematico in accordo con la filosofia di interplast italy
calendario missioni in tibet
tibet, ottobre 1997
(dal 07-10-97 al 13-10-97)
the first peoples hospital of tibet autonomous region di lhasa
il team internazionale è coordinato dal presidente di interplast italytibet, agosto 1998
the first peoples hospital of tibet autonomous region di lhasa
team internazionale coordinato dal presidente di interpalst italy
vengono eseguiti 47 interventi chirurgicitibet, agosto 1999
the first peoples hospital of tibet autonomous region di lhasa
al team internazionale partecipano 2 chirurghi plastici, 1 anestesista appartenenti ad interplast italytibet, agosto 2000
(dal 01-08-2000 al 17-08-2000)
the first peoples hospital of tibet autonomuos region di lhasa
al team internazionale partecipano 1 chirurgo plastico, 1 anestesista, 1 infermiere professionale appartenenti ad interplast italy
vengono eseguiti 75 interventi chirurgicitibet, agosto 2002
lhasa municipal hospital
-- leggi la relazione dettagliata della missione tibet 2002--
tibet, pasqua 2005
lhasa municipal hospital
Missione Interplast Italy Yushu (Cina, area tibetana)
Luglio-Agosto 2006L’idea di organizzare questa nuova missione nacque, come spesso accade, una sera del 2004 a Lhasa, quasi per caso.
Infatti fui invitato a cena da una signora francese di nome Raffaella, che lavora per una ONG, la quale mi presento’ una chirurga tibetana che voleva fare un training in Italia con l’appoggio di Interplast Italy.
Mi impegnai ad aiutarla e infatti, l’anno scorso abbiamo ospitato Lobsang a Torino per 6 mesi di frequenza presso il reparto di chirurgia plastica e quello di chirurgia della mano del Centro traumatologico.
Nella medesima circostanza, stupefatta dal lavoro che stavamo facendo al People’s hospital di Lhasa, mi domandò se eravamo interessati ad andare a Yushu, che ella definì” un luogo affascinante fuori dal mondo” frequentato solo da nomadi tibetani, quindi molto poveri e bisognosi .
Risposi che era interessante, ma che necessitavamo di ulteriori informazioni specifiche.
Nel frattempo avevamo ricevuto altre richieste, dall’Afghanistan e da Lhasa stessa.
Al ritorno in Italia cominciai ad organizzare la missione a Kabul per il mese di dicembre, con il supporto delle nostre Forze Armate e del Rotary Club Polaris di Torino. Ma, a causa della recrudescenza degli attentati a Kabul, dovemmo sospendere tutto, quando eravamo praticamente sull’aereo che ci avrebbe portati là.
Dopo questa cocente delusione, mi sono rimesso in contatto con Raffaella per continuare il discorso iniziato a Lhasa.
I difficilissimi contatti con l’autorità sanitaria di Yushu (causati dalle difficoltà linguistiche e dalla mancanza di referenti affidabili), sono durati incessantemente fino alla metà di luglio, data nella quale siamo finalmente saliti su un volo Alitalia per Shanghay.
Era il 14 luglio, noi eravamo in 10 ( 3 chirurghi plastici, 2 anestesisti, 2 strumentiste, 1 pediatra, 1 radiologo ed una segretaria).
Naturalmente credevo di sapere quasi tutto del luogo e di aver predisposto al meglio la missione. Dopo una settimana circa ci avrebbe raggiunto un altro team di Interplast, allestito da Paolo Morselli e proveniente da Bologna. In questo modo avremmo implementato la nostra capacità operativa e aiutato un maggior numero di pazienti.
Da Shanghay, il giorno stesso, abbiamo proseguito per Xining (capitale del Quinghay) dove siamo giunti dopo altre 4 ore di volo, per un totale di 16 ore di volo complessive. Abbiamo riposato la notte a Xining ed il giorno successivo alle 5 del mattino 2 ambulanze ci aspettavano per trasferirci a Yushu.
Qui è iniziato un terrificante ma affascinante viaggio di 1000 km, ad altitudini variabili tra i 4000 e 5000 metri, di cui l’80% su percorsi sterrati, durato ben 17 ore senza soste.
A notte inoltrata siamo giunti a Yushu ovviamente stremati dal lungo viaggio, ma abbiamo dovuto partecipare ad una cena cinese tradizionale organizzata in nostro onore dalle autorità locali.
Il giorno seguente in ospedale abbiamo cominciato ad allestire la sala operatoria e a visitare la marea di pazienti che nel frattempo era arrivata da tanti luoghi, vicini e lontani. La selezione fatta dai medici locali era stata buona, perciò non ci restava che cominciare ad operare.
Il nostro team ha trattato 120 pazienti in 2 settimane come quello coordinato dal prof. Morselli, per un totale di 240 interventi, numero veramente considerevole. Non si sono rilevate complicanze infettive, né di altra natura. Gli interventi effettuati sono stati principalmente le labiopalataschisi per un 75 %, gli esiti di ustione per un 15 % , altri tipi di interventi per un 10 %.
Come di consueto nelle missioni di Interplast Italy, sono state tenute lezioni pratiche in sala operatoria per i medici locali ed anche lezioni teoriche in aula.
Insomma anche questa volta ce l’abbiamo fatta!
I pazienti erano deliziosi, la maggior parte bambini poverissimi. Il 90% di loro è nomade.
Abbiamo operato tutti i giorni tranne la domenica, durante la quale abbiamo riposato o siamo andati un po’ in giro a vedere cosa c’era fuori dalle mura ospedaliere.
La città è abitata da circa 5-600.000 persone. I dintorni, a 4000 metri di altitudine sono lussureggianti, verdissimi e con ogni sorta di animali. In un raggio di 1000 km si incontrano praticamente solo tende di nomadi, con le loro enormi mandrie di yak, capre e pecore. Un'altra vita, altri ritmi, altri pensieri.
Abbiamo lasciato Yushu tra tanta commozione e con l’amarezza di non aver fatto di più.
Naturalmente ci aspettano presto nella speranza di poter cambiare la propria vita con un sorriso non solo del cuore…
Un grazie enorme a tutti coloro che hanno consentito il realizzarsi di un sogno:
Paolo Morselli, Daniele Gandini, Daniele Bollero, Nanni Campus, Marino Auteri (chirurghi plastici). Lorena Pasini, Maurizio Turello, Laura Ceretto (anestesisti). Valentina Lancellotti, Roberta Ferro, Elena Galletti e Aneta Witkovka (strumentiste). Franco Garofalo, pediatra, Dodo Scala, radiologo. Renata Prevost segretaria.
PS : E’ stata la missione più faticosa e sofferta da noi affrontata, e ha lasciato qualche strascico che ha necessitato di un periodo più lungo per la ripresa.
Ma è in tutti noi vivo il ricordo di una popolazione gentile ed operosa in condizioni di vita molto difficili che vive in un “ luogo fantastico fuori dal mondo”.
Giancarlo Liguori , chirurgo plastico e team leader della missione
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