LA NOSTRAMISSIONE
interethnos interplast italy e' un'organizzazione di volontari IN chirurgia plastica ricostruttiva che organizza spedizioni nei paesi in via di sviluppo dove mancano le più elementari strutture sanitarie.:
- SOSTIenici

OGNI ESSERE UMANO HA DIRITTo ad un SORRISO
LEGGI LE STORIE DI CHI, GRAZIE ALL'INTERVENTO DI INTERETHNOS INTERPALST ITALY E' TORNATO A SORRIDERE.
E' difficile
raccontare Interplast in poche righe, sintetizzare così tante persone e anni e posti del mondo…Interplast Italy ha operato numerose missioni negli ultimi anni toccando Tibet, Cina, Uganda, Bolivia. I racconti, i ricordi dei protagonisti, medici, infermieri, pazienti piccoli e grandi, si intrecciano in un tessuto umano multiforme, bello, spaventato e poi nuovo fiducioso.
I viaggi per raggiungere questi paesi e poi le varie tappe dei percorsi, le difficoltà organizzative, climatiche e culturali sono enormi. Ogni volta i volontari si immergono in colori, storie, odori, dolori, ritmi tutti nuovi e faticosi e bellissimi.
In Tibet i volontari si sono visti raggiungere nel loro cammino da nomadi di tutto il territorio, per correggere tante malformazioni del volto. E fra grandi altitudini, yak, monaci tibetani, ecco i nostri medici conquistarsi a poco a poco la fiducia di un mondo lontanissimo.
C’è un bimbo dal viso intensissimo, con una cicatrice che avvolge tutto il suo addome, abbracciato alla sua bellissima mamma. I loro occhi incantano, riguardando le foto di Carlo Orsi, in missione con i volontari
Anche la vita di questo bimbo si è davvero trasformata dal’incontro con Interplast, perché spesso le cicatrici allontanano le altre persone, quelle senza cicatrici, e la vita, soprattutto in una realtà così povera, può essere davvero difficile oltremisura aggiungendo un simile problema.
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Mi chiamo
Maela. Credo che il mio nome voglia dire che vengo dal regno dei buoni spiriti o qualcosa del genere.
La mia mamma è molto stanca e dolce. Il mio papà è andato dagli spiriti molto tempo fa. Ho sei anni e viviamo tutti col fratello della mamma che ci ha accolti nella sua famiglia: io, la mamma e i miei due fratelli più grandi.
C’è molta terra rossa qui e vento caldo. Abbiamo un pozzo nel villaggio. Lavoro tutto il giorno per aiutare la mamma e le altre donne. Guardo i bambini più piccoli perché so raccontare storie. Alcune storie le so fin da piccola piccola, altre le invento un po’ e le cambio, per fare sognare. Quando piove è bellissimo qui, diventa tutto fango e si corre a bocca aperta. Si formano pozzanghere e allora mi guardo. La mamma dice che non bisogna guardarsi troppo, che si perde tempo. A me non sembra. Sono piccola ma mi piaccio così, ho i capelli neri e la pelle liscia. Le mie spalle bagnate sembrano quelle di una ragazza grande, per il resto invece sono ancora la piccola Maela.
Una notte. Una notte è molto buio e poi c’è una luce forte, sento molto caldo e le urla. Urlano tutti. AHHHHH urlo anch’io ho tanto male e ho paura. Mamma, mamma.
Mi sveglio dopo tanto tempo. Ho male ancora male, ma è giorno. Non sono più nella mia tenda, sono in una specie di tenda grande. Vedo con un solo occhio. L’occhio sinistro. Ho delle bende. La mamma mi tiene la mano e piange. Piange per tanto tempo.
Mi sveglio di nuovo ma è uguale. Il corpo ha delle fasce e vedo da un occhio solo. L’’occhio sinistro. La mamma dice che mi stanno curando, vedo la donna anziana che mi spalma il corpo. Mi danno da bere delle cose che fanno dormire e dico alla mamma che sto bene, ma non mi sembra di stare bene.
Passa del tempo, non so quanto tempo. Mi dicono del mio fratello che non c’è più. E’ andata col mio papà e ci aspetta. Io vorrei andare con loro. Non lo dico alla mamma. Lei piange seduta per terra mentre io dormo. Non so dove sono, credo al centro dove c’è la scuola e il posto dei vaccini. Non mi piace venire qui. Ma ci sono. La mamma dice che presto torniamo a casa e non piange più.
